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Incontri di Langa, in Langa. Quarta parte: Giovanni Sordo, quando a parlare sono i vini

Sordo_1Quello mio con i vini di Giovanni Sordo (e famiglia) è sempre stato un rapporto particolarmente strano, fatto di strappi e di riavvicinamenti, con tutto il corollario comportamentale che muove prima dalla casualità, poi dalla consapevolezza. Un rapporto centellinato nel tempo e (ri)scoperto via via. Quasi si trattasse di “vini a scomparsa”. Uno di quei vini là fece la sua prima apparizione quando meno me lo sarei aspettato: il ricordo -pensa te- va a una quindicina di anni orsono, quando il buon “Ulisse”, generoso oste dell’unico (allora) ristorante “commestibile” del mio paese d’origine, in Toscana, pensò di stimolare la mia curiosità presentando un misconosciuto Barolo ’96 firmato Sordo. Era un vino granitico e sincero, di tradizionale costituzione. Ne rimasi piacevolmente colpito, per il piglio autentico e l’espressività senza fronzoli. Uno di quei vini che non aveva certo bisogno di mostrare la carta d’identità per farti intendere il suo nome. Ci pensai un po’ su. Poi, di Sordo e dei suoi vini, persi le tracce un’altra volta. Nell’ambito del seriale lavorìo degustatorio svolto con accanimento negli ultimi dodici anni, raramente ho avuto occasione di ritrovare i loro vini, ché ancora oggi non me lo spiego bene. Se non che, nelle ultimissime stagioni, ecco che sono ricomparsi. E con la riemersione, finalmente, ne sono scaturiti incontri più regolari, dai quali non ho potuto trarne che una sola considerazione: mi ero perso qualche cosa!

Sordo_logoMa c’è di più. Di questa cantina non ho ancora avuto l’onore di conoscerne le persone (se escludiamo il simpatico commerciale Italia, Augusto Siboldi): né Giorgio Sordo, dopo la morte del padre Giovanni attuale deus-ex-machina, né mamma Maria, memoria storica aziendale, né tantomeno la giovanissima figlia di Giorgio, Paola, a cui i genitori già hanno intestato un’azienda “collaterale” che produce una linea di bianchi. Nel frattempo e nonostante ciò, la “voce” dei Barolo della casa si è manifestata forte e chiara. Fra le più sorprendenti direi, all’interno del vasto orizzonte langarolo contemporaneo. Naturale, dopo certe evidenze, recarsi spediti su al quartier generale di Castiglione Falletto, a due passi dallo stradone Alba-Barolo. E’ lì che i Sordo hanno recentemente costruito la nuova cantina di affinamento, in grado di ospitare uve e vini provenienti da ben 53 ettari di vigna, dimensione decisamente significativa se comparata alla media del territorio. Ebbene, quell’esperienza, pur piacevole, non è bastata a colmare lacune e conoscenze. Perché quel giorno ad attenderci c’era sì la valente Giulia, la persona dedicata all’accoglienza e alle degustazioni, ma ahimè nessuna traccia di Giorgio e di mamma Maria. Peccato. Ma non c’è niente da fare, Sordo continua a rappresentare uno di quei casi per così dire “dialettici”, il cui racconto per adesso ha da appartenere ai vini, e ai vini soltanto.

Sordo_4E’ ormai noto: non di rado sono i produttori stessi i primi a non fare affidamento sulla capacità di racconto dei propri vini. Quasi ci voglia sempre un di più, come il conforto di parola. Io penso che di certi vini sia sufficiente l’ascolto. Certo, bisogna saperli ascoltare, ma in genere sono bastevoli di per se, e la loro essenza te la raccontano bene, perché ne conoscono il linguaggio. I Barolo di Sordo parlano il linguaggio dell’autenticità, questo è certo. Quali ispirati portavoce della tradizione la più pura, trasmettono con dovizia di particolari il “senso” di un nome stampigliato in etichetta. Ché poi, se la storia di questa famiglia contempla un’unicità, questa va ricercata nella “visione” di Giovanni Sordo, il quale, con tenace perseveranza, lungo il corso degli anni, ha acquisito parcelle su parcelle collocate in cru prestigiosi, a copertura pressoché scientifica di tutti i comuni “barolisti”, andando a costituire un patrimonio vitato tanto cospicuo quanto qualitativamente importante. Insomma, il trampolino di lancio ideale per delineare le diverse traiettorie espressive confluite poi nei singoli cru che hanno via via arricchito la gamma: dallo straordinario Rocche al promettente Parussi, entrambi da Castiglione Falletto, dal mitico Monvigliero di Verduno al Cerretta di Perno in Monforte, per arrivare al celebre Gabutti di Serralunga (a proposito, imperdibile il Barolo Gabutti 2012!!!) e al Ravera di Novello. Una costellazione tradottasi in una serie di etichette dedicate, proposte sia in versione “annata” che Riserva, per un potenziale di ben dodici referenze!

Quel giorno, assieme ad una esplicativa selezione dei Barolo più recenti, abbiamo avuto l’occasione di apprezzare anche gli altri rossi del territorio. Di questi ultimi siamo rimasti colpiti dal “sentimento” di fondo che li muove, e dal garbo espositivo, dalla capacità di dettaglio così come dalla calibratissima estrazione tannica. Quei vini ci sono sembrati i degni comprimari di una proposta nebbiolesca stilisticamente connotata ed apprezzabile, da cui non è raro, oggi, estrarre qualche probabile protagonista per le stagioni nuove del Barolo d’autore. E pensare che ancora, i Sordo, non li conosco!

Gli assaggi di un  giorno

Dolcetto d’Alba 2014 (da vigneti in Serralunga e Castiglione Falletto)

Come un “pinonuar”. Carezzevole, fruttato, floreale, gioca di sottintesi e di “non detto”. Ne riconosci il timbro ammandorlato, mentre l’ossuta, spigliata fisionomia ti fa chiudere un occhio su quel finale invero più semplificato.

Barbera d’Alba 2014 (da vigneti in Serralunga, Perno di Monforte e Castiglione Falletto)

Bei profumi di marca floreale per un vino sciolto, ben bevibile, acido, ficcante, femmineo e armonioso. E’ vin de soif.

Barbera d’Alba Superiore Massucchi 2012 ( da vigneti in Monforte)

Anche qui, ad emergere, l’attitudine al dettaglio e al fraseggio sottile. La punteggiatura chinata inasprisce leggermente una trama avvolgente, bilanciata e mai ostruita.

Nebbiolo d’Alba 2013 (vigneti a San Rocco di Montaldo Roero e Monteu Roero)

Elegante, coinvolgente, delicato e goloso. Affusolato e senza ridondanze, è un vino d’istinto per l’istinto.

Sordo_2Barolo Rocche di Castiglione 2011

Bel frutto e bella seduzione aromatica, d’ascendente borgognone. Davvero espressivo e gustoso, con un tannino ancora leggermente “peloso” ma in via di integrazione. E’ gioventù fremente. Ma qui hai proporzione, complessità e statura.

Barolo Parussi 2011

Buona freschezza aromatica, bella idea di frutto, balsamico, liquirizioso, tipico, garbato, dal finale gradevolmente amaricante.

Barolo Ravera 2011

Grintoso, “scuro”, introverso, attendista. Al gusto contrastato, incisivo, mentolato, austero, molto lungo, molto Ravera.

Sordo_3Barolo Riserva Rocche di Castiglione 2008

Di nobile quanto introspettiva profondità, marcata da un impianto ancor più austero del 2011, di certo non lo diresti un vino più vecchio! Molto classico negli accenti, roccioso, fresco, ancora embrionale nello sviluppo ma decisamente buono in prospettiva, è stimolato da un substrato minerale di gran pregio.

Barolo Riserva Gabutti 2008

Grintoso, baritonale, robusto e volitivo, dichiaratamente Serralunga style. Un po’ rigido nell’andamento gustativo ma da traguardare in prospettiva, i ritorni piacevoli di pietra e liquirizia ne annunciano di già le probabili aperture.

Barolo Riserva Cerretta di Perno 2008

L’unico Barolo di oggi non propriamente teso e determinato, semmai più largo ed accondiscendente. Carnoso, caldo, avvolgente, ti dà conforto, quello sì, anche se non emerge per profilatura e finezza.

Altri incontri di Langa, in Langa: Poderi Marcarini, Mascarello Giuseppe e Figlio, Boroli, Elvio Cogno e Poderi Colla

 

 

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