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L’Aquila: breve itinerario (anche enogastronomico) tra rabbia e speranza

greggeNello scrivere questo pezzo vivo sentimenti contrastanti. L’Abruzzo interno, in gran parte coincidente con la provincia dell’Aquila, è uno dei posti a me più cari. Terra di monti e di boschi, di orsi e di lupi, di briganti ed eremiti, è un luogo rimasto fuori dai circuiti turistici e trasmette un’autenticità ed integrità ormai rare ai giorni d’oggi.

Allo stesso tempo è un luogo che mi da rabbia e dolore. L’economia della zona è ormai in ginocchio, piegata dal terremoto prima e dalla crisi economica poi. Ho visto luoghi stupendi; ho assaggiato prodotti della terra fantastici, preparati con cura e fantasia; ho dormito in strutture accoglienti; ho parlato con gente seria, professionale e appassionata. Ma l’ho fatto in solitudine…o quasi. Pochissima gente in giro, magari solo di passaggio o arrivata grazie a qualche offerta super-scontata. E in sottofondo sempre la stessa, triste litania: “è dura andare avanti!

Eppure nello sguardo di questa gente non colgo rassegnazione. C’è piuttosto la delusione di chi si sente abbandonato ed isolato, dopo l’iniziale solidarietà e le tante promesse rimaste appese. E c’è la fierezza di chi non vuole elemosina o compassione, ma solo supporto e collaborazione per ricominciare a fare quello che prima del 2009 sapeva fare benissimo: lavorare! Accettate allora qualche piccolo suggerimento e andate a scoprire questa fantastica terra!

Il mio itinerario parte da Tornimparte, comune “diffuso” costituito da 17 piccoli agglomerati, dove si giunge uscendo all’omonimo casello dell’autostrada Roma-L’Aquila. Da qui si arriva alla località sciistica di Campo Felice, frequentata soprattutto per la vicinanza alla capitale (1 h di automobile). Qui c’è un ristorante di cui ho sentito dire un gran bene e che a sorpresa ho trovato segnalato sulle principali guide di settore. La Locanda del Borgo dei Mugnai (in località Piagge, tel. 0862-728280)è la scommessa di Stefano e Serena, una coppia di amici che otto anni fa decise di proporre cucina gourmet in un luogo non proprio “vocato”. La struttura è ricavata in un vecchio fienile ristrutturato. Serena, sensibile autodidatta “folgorata” da uno stage presso Oliviero Marchesi, si occupa della cucina, mentre Stefano gestisce la sala e la piccola cantina. I prodotti sono davvero a “metri zero”, visto che non si usa scatolame di alcun genere e quasi tutto arriva dagli orti e dagli allevamenti dei compaesani. I piatti sono sorprendentemente curati e ben presentati, tutt’altro che rustici, con un fil-rouge di eleganza e delicatezza che li contraddistingue. Niente fuochi d’artificio ma tanta buona volontà e ricerca, con un risultato che nel complesso vale abbondantemente la visita (spenderete meno di 40€ per un menù completo). 

P1150132Proseguo poi in direzione L’Aquila. Per raccontare l’atmosfera che si respira oggi in città utilizzo le parole dell’amico Arturo Rota, collaboratore “storico” di Veronelli, che venuto dalle mie parti per la presentazione di un libro così ha scritto sul sito Casa Veronelli qualche giorno dopo: « […] Non c’è una via del centro storico che o non sia accessibile o non abbia segni di quella tragedia. Messa in sicurezza ovunque, all’esterno degli edifici e, presumo, all’interno. Qua e là dei vuoti, per il crollo completo degli edifici. Macerie raccolte nelle reti o nei cassonetti, con un ordine che ha del paradossale. Nei punti di accesso e in quelli nevralgici, pattuglie di militari, in coppia, a presidiare, giorno e notte; ti guardano, li saluti e ricambiano con gentile fierezza.A quattro anni dal terremoto, camminarla vuota, inanimata (pochissimo animata) è un colpo violento, al cuore e alla mente. Camminarla e vederla vuota è tanto reale da apparire surreale. Non surreale il silenzio. E’ il silenzio a gridare la dimensione della tragedia. E immagino – ma m’illudo di riuscire a immaginare – il dolore di chi, salvatosi, vorrebbe tornare a vivere la città». 

P1150157E’ triste dirlo ma L’Aquila non c’è più. E con essa è crollato anche tutto il mercato locale, linfa per le tante aziende del posto. Me ne da conferma la signora Maria Teresa, dello storico laboratorio di dolci e liquori Aveja (Tel. 0862-67423 – www.dolciaveja.it ). Oggi l’attività si è spostata a Cavalletto D’Ocre, minuscolo agglomerato a pochi km dal capoluogo. «Prima del terremoto – mi racconta – non c’era locale, bar, festa pubblica o privata del capoluogo che non servisse i nostri prodotti. Chiunque volesse fare bella figura si presentava con una confezione Aveja sottomano. Oggi è rimasto ben poco da festeggiare. Io stessa, che sono tra i fortunati ad avere ancora una casa intatta e che prima invitavo spesso amici e parenti, oggi mi vergogno perché so che molti non potranno contraccambiare perché una casa non l’hanno più! Il nostro fatturato è calato dell’80%. Il primo anno dopo il terremoto abbiamo lavorato bene grazie alla solidarietà da tutta Italia. Dopo tre anni però la gente si scorda e oggi siamo in grande difficoltà. Nonostante questo non ci arrendiamo. Abbiamo venduto un appartamento – perché ormai le banche non ti danno più soldi –  e stiamo investendo ancora, su una nuova e moderna linea del cioccolato e del torrone». La produzione, accurata ed artigianale, si basa su antiche ricette abruzzesi, realizzate con materie prime di altissima qualità senza uso di conservanti e coloranti. Molti dolci – come i fantastici amaretti o i brutti-ma-buoni – sono realizzati senza neanche la farina, per esaltare al massimo la materia prima. Idem per i liquori – da non perdere la genziana! – ottenuti da infusi naturali di frutta, erbe e radici.

cuore di paganicaMi sposto poi di cinque chilometri per raggiungere il centro di Paganica, dove mi aspetta il “mitico” Mauro De Paulis. L’aggettivo è dovuto alla sua bravura nel lavorare ed affinare la carne di maiale, abilità che lo ha reso noto nelle gastronomie di livello e in tutti i più rinomati ristoranti della regione. Anche Mauro, con le due sorelle che l’affiancano nella conduzione della norcineria, ha dovuto lasciare la bottega nel centro storico terremotato ed ha riaperto qui (in via Fioretta – cell: 366-3319253), a pochi passi dallo storico laboratorio di famiglia: «Quando non c’erano i frigoriferi, i norcini macellavano i maiali e insaccavano i salumi solo nei mesi freddi – mi spiega. Anche se potrei ricorrere a tecnologie più moderne, io preferisco attenermi alla tradizione e agli insegnamenti che mi hanno tramandato, e produco salumi soltanto da ottobre a aprile/maggio, usando le stesse tecniche di un tempo e impiegando solo carni di maiali di allevamenti locali». Tutta la produzione – di altissimo livello che si tratti di salami, guanciale, pancetta, coppa – è lavorata usando solo sale, pepe e aromi naturali. La specialità è il “cuore di Paganica”, una sorta di culatello all’aquilana, il cui gusto morbido e delicato vi lascerà senza parole.

P1150187Da Paganica salgo per pochi minuti in direzione Camarda. Il paesaggio si trasforma rapidamente e sembra di piombare di colpo in alta montagna. La stradina che porta al Relais&Ristorante Elodia (Tel: 0862-606830 – www.elodia.it ) è bellissima e lungo la salita vale senz’altro la pena fare una sosta presso il santuario della Madonna d’Appari, situato in una suggestiva gola, fra una parete rocciosa e un corso d’acqua. Come ha scritto l’amico Alessandro Bocchetti, vice-curatore della guida del Gambero Rosso :«[…] Quella dei Moscardi è l’ennesima famiglia che fa grande la cucina italiana secondo tradizione. Una famiglia di cuochi da mamma Elodia a Nadia, jeune restaurateur d’Europe, che mostra le varie generazioni ai fornelli; la mano tradizionale incontra le moderne tecniche, in un matrimonio che è la più bella sintesi dell’Abruzzo attuale e un messaggio per l’aquilano tutto». Oggi la signora Elodia non ha più un ruolo attivo in cucina, dove lavorano invece le due figlie, mentre in sala si muove agile e competente l’altro figlio, Antonello, rinomato sommelier. L’accoglienza è gentile e professionale, di rara eleganza la mise en place dei pochi tavoli, sicura e gustosa la proposta gastronomica, con menù degustazione che vanno dai 45 ai 75€, inclusi i vini provenienti dalla spettacolare cantina moderna. Da Elodia – comoda base per una salita in funivia a Campo Imperatore – si può anche dormire, in una delle bellissime 6 camere situate a fianco del ristorante, da dove avrete il piacere di svegliarvi col cinguettio degli uccelli in mezzo ad “un bosco che profuma di montagna” (cit. Bocchetti).

Il giorno dopo mi muovo lungo la SS. 17, che collega l’Aquila a Sulmona, e mi dirigo verso Navelli, Santo Stefano di Sessanio e Calascio. Sono questi probabilmente i tre borghi più noti della zona. Il primo è la patria dello zafferano più buono del mondo (lo dice anche il topo-chef di Ratatouille!): per gli acquisti e per conoscere la storia di questo prezioso prodotto potete rivolgervi alla Cooperativa Altopiano di Navelli (Tel. 0862-959163 – www.coopaltopianodinavelli.com ). Il secondo è un paesino incantevole, tra le cui viuzze si respira un’atmosfera antica: molte vecchie case sono state restaurate con maestria e trasformate in albergo diffuso, mentre nelle trattorie immancabile è il profumo dell’omonima lenticchia, una delle più pregiate d’Italia (anche se la produzione è ormai ridotta ai minimi termini). Calascio si trova invece poco più su, a quasi 1500 mslm, dominato dalla suggestiva Rocca: la vista è incomparabile, con la piana di Navelli da un lato e il massiccio del Gran Sasso dall’altro. Assolutamente da non perdere!

P1150280E’ tempo di rientrare a Roma ma mi concedo un’ultima sosta: dalla SS.17 esco a Barisciano e mi inerpico per pochi Km fino al Monastero di San Colombo (Tel. 0862-899017 – www.monasterosancolombo.com ). Qui si respirano atmosfere antiche. L’ex convento di frati, abbandonato per circa un secolo, è stato restaurato con grandi sforzi dal comune e dall’Ente Parco, che qui ha installato un orto botanico e un centro studi per le varietà floristiche dell’Appennino centrale. Le otto camere a disposizione, arredate con gusto e in tonalità pastello, sono una più bella dell’altra. Il ristorante annesso ha una sala eventi e una più piccolina per i pasti di tutti i giorni. La cucina è semplice ma basata su prodotti genuini e selezionati, di cui il titolare Corrado Sinistoro è molto orgoglioso: «Abbiamo iniziato a proporre prodotti ricercati di territorio quando da queste parti pochi sapevano cosa fosse una cucina di qualità – mi dice. Un percorso lungo su cui abbiamo lavorato molto. Purtroppo diventa sempre più difficile sostenere i costi d’esercizio di una struttura come la nostra, specie quando nel circondario si trovano sempre più offerte a prezzi stracciati adatte ad un turismo mordi-e-fuggi. E se non ci fossero banchetti e matrimoni, attratti dall’oggettiva bellezza del posto, non sapremmo come fare!» Corrado però non si arrende e sta puntando molto sulla promozione su siti internazionali (Booking.com e simili) e su un offerta allargata, che a breve vedrà anche il ritorno della scuola di cucina, rimasta al palo dopo il terremoto.

Dopo questa ennesima  esperienza dolce-amara mi rimetto in macchina e prendo la via di casa. Per me questi saranno sempre luoghi del cuore. Andateci e lo diventeranno anche per voi!

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