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Enopoli-mania, un classico dell’enogastronomia d’Ottobre, al decimo anniversario

MONTEPORZIO CATONE (RM) – Cosa posso dire ormai che non abbia già detto della professionalità e della passione degli amici di Enopoli? Della loro cordialità e della grande competenza, del costante entusiasmo e della continua ricerca di nuovi prodotti che caratterizza il loro modo di diffondere le eccellenze enogastronomiche nel Lazio? Forse nulla, visto che ormai da sei anni racconto l’evento in cui propongono in degustazione tutte le aziende che rappresentano, un evento sempre più conosciuto dagli appassionati, capitolini e non solo, che ormai si danno appuntamento fisso in questa splendida cornice che sono i Castelli Romani. In questo incipiente autunno che lascia spazio ad un colpo di coda del sole estivo, la due giorni che si è svolta al Barco Borghese di Monteporzio Catone ritrova tutti i protagonisti dei banchi d’assaggio, da una parte e dall’altra, in un incontro che ha dell’informale rispetto alle classiche e pompose degustazioni dei grandi alberghi e delle sedi istituzionali. Questa la chiave del successo di una manifestazione che avvicina in modo confidenziale e formale al tempo stesso, grazie alla pregevole mediazione dello staff di Enopoli, il grande pubblico alle piccole e grandi aziende vitivinicole ed agroalimentari. Un marchio di fabbrica vincente che si riflette in modo aderente nei prodotti in degustazione e che ha condotto la “festa” di Enopoli a questa decima edizione.

Non può mancare, a bilanciare un po’ tutto questo entusiasmo, ma anche per dovere e dispiacere, un pensiero rivolto al cielo e al compianto Paolo Poli, scomparso lo scorso febbraio per un male tanto repentino quanto letale, proprio in questa annata che celebra il suo gioiello, la sua creatura. Enopoli deve infatti all’esperienza, alla curiosità e alla grande intraprendenza di Paolo la sua nascita, nel 1998, insieme al talento di Tatiana Semionova e alla forza di Angelo Vecchioni. Nel mio giro di degustazioni, tra il sorriso sempre vivo di Tatiana e lo sguardo luminoso di Giovanni D’Andrea e degli altri protagonisti di Enopoli, ho rivolto a Paolo il mio brindisi interiore.

Nella consolidata lista di aziende che caratterizzano l’offerta di Enopoli, impreziosita dai marchi delle più note aziende distributrici come Proposta Vini, Selezione Fattorie, Pellegrini e Bellenda, spiccavano quest’anno tre new entry. Tra i vini l’azienda siciliana Graci che, collocata proprio sul versante nord dell’Etna, propone due tipologie di Etna rosso realizzati con nerello mascalese in purezza: uno più giovane e fresco che vinifica e matura un anno in acciaio per poi affinare sei mesi in bottiglia; l’altro, il Quota 600, più solido e strutturato, fermentato in tini di rovere, maturato 14 mesi in botte grande e affinato un anno in bottiglia. Vini di temperamento e corpo, il Quota 600 ha uno spessore tannico e una profondità gustativa che lo rendono davvero elegante, ma entrambi offrono uno spaccato di Sicilia che marca il timbro acido piuttosto che alcolico, mineralità e non concentrazione. Vini solari senza gli eccessi che il sole stesso può portare ai vini del sud.

Le altre due novità riguardano il mondo dei distillati. Una è la Distilleria Artigianale De Marco, una realtà tutta romana (sottotitolo dell’azienda è Distillati di Roma) che partendo da materie prime di assoluta qualità propone distillati di frutta (come ciliegie o pere), di uva (affinati anche in rovere), distillati di vino (anche aromatizzati al limone o alle erbe) e perfino un accattivante e particolarissimo distillato artigianale di birra. Distillazione artigianale con alambicco in acciaio inox, passione e scrupolosità per una serie di prodotti davvero intriganti. Ho provato l’acquavite realizzata con la distillazione di acini interi d’uva, affinata un anno in botti di rovere, trovando morbidezza e fragranza; ho curiosato con il distillato della birra rossa (doppio malto artigianale) ‘na biretta, altro marchio storico capitolino di Birradamare, che mi ha lasciato in bocca, distintamente, il retrogusto del luppolo e una sana soddisfazione.

L’ultima sorpresa, o meglio novità, me l’ha regalata, insieme agli amici di Enopoli, la sempre cordiale e vulcanica Antonella Micca Bocchino che, uscita dallo storico contesto di Canelli, si è gettata anima e corpo nel progetto Rossi d’Angera. Anche con quest’azienda si respira aria di storia, e Antonella ci tiene particolarmente a sottolineare come la distilleria Rossi d’Angera possa vantare una tradizione quanto mai radicata (1847) sul Lago Maggiore, dove da sempre ha potuto attingere a materie prime di grande qualità sia sulla sponda piemontese, sia su quella lombarda. Da questa tradizione proviene la linea di produzione Luxury che è al centro del progetto di restyling del marchio. Si tratta di grappe a dir poco eccellenti che si differenziano in nove prodotti distinti, fra cui il poker di grappe bianche “Trailaghi”, due di stampo lombardo a base di Chardonnay e Pinot Nero, due di marca piemontese ottenute da Nebbiolo da Barolo e Moscato d’Asti. C’è poi la coppia di “Amandola” derivate da Nebbiolo da Barolo e Moscato d’Asti ed elevate in barriques nuove di Allier e Limousin di media tostatura per non meno di 18 mesi. C’è infine, e qui ci ho messo il palato, il trittico “Altana del Borgo” ottenute da singole vendemmie di Moscato e invecchiate in barriques nuove di Allier e Limousin e Troncais per una lenta e profonda maturazione, che si differenzia nei tre millesimi 2001, 1998 e 1991.

Esaurite le novità, era inevitabile attardarsi tra i banchi di degustazione per incontrare personaggi da cui sempre posso recepire emozioni, approfondimenti e cordialità. Mario Chiaradia, deus ex machina della Zago, con le sue living beer tra cui spiccava la multicereale Nut e ed il formato magnum della storica HY Cuvée. Pierluigi Zamò, patron (con Silvano) della grande azienda vitivinicola Le Vigne di Zamò e che sa esprimere in ogni suo prodotto l’essenza del Friuli, del terroir e del carattere di chi lo vive e lo coltiva a vite. Piccola anticipazione, replicherò presto l’avventura sui vini dolci dello scorso anno e Pierluigi mi ha promesso oltre al prezioso Vola Vola anche lo storico e magnifico Picolit di casa Zamò. Al banco di Silvano Strologo trovo la gentilissima moglie Catia che mi regala un po’ la storia del Pecorino made in Marche (doc Offida) e mi promette un campione di Muscà, il passito di casa Strologo.

Le persone, le etichette, l’atmosfera, gli amici di Enopoli, tutto concorre ad una giornata piacevole e ad assaggi davvero godibili; faccio un’ultima tappa al banco gastronomico degli amici e mastri caseari di La Tradizione, assaggio il mio prediletto gorgonzola affinato nelle vinacce, acquisto una dose di Toma Tre Latti da portare a casa e saluto tutti.

Al prossimo anno

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