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Il vino può essere un’opera d’arte?

Questo articolo è lungo e, all’inizio, sembra dirigersi verso un argomento ben lontano dal nettare di Bacco. Abbiate perseveranza e cercate di giungere in fondo. Spero che sia comprensibile a tutti, malgrado le esternazioni di carattere artistico. Gradirei molto che innescasse un’articolata discussione sul problema finale che io reputo non certo marginale per il mondo del vino. Anzi, uno dei suoi problemi più grandi.

Sembrerebbe facile rispondere alla domanda del titolo, senza riflettere più di tanto: “Sì, ovviamente!”. Questa affermazione si legge spesso e volentieri riguardo a grandi prodotti enoici. Sapete, però, come sono fatto io: vado sempre a cercare il pelo nell’uovo e alla fine mi accorgo che l’argomento è ben lontano dall’essere di facile soluzione. Il discorso è abbastanza articolato e deve essere affrontato partendo da lontano. Il mio articolo, oltre che cercare di dare una risposta, vorrebbe tentare anche di fare un po’ di chiarezza nel mondo del vino scritto, parlato e litigato. Quindi abbiate un po’ di pazienza e cercate di seguirmi.

Innanzitutto: cosa si intende per opera d’arte? Dobbiamo fare una distinzione. A volte si allarga il concetto anche a un paesaggio meraviglioso e struggente. Niente di più falso, anche se si sente spesso dire in giro: “Guarda che bel panorama, sembra finto!”. Una cosa è una meraviglia della Natura e un’altra cosa è un’opera della mente umana, sia essa dipinta, costruita, scritta, musicata, ecc. Per semplicità occupiamoci soltanto delle opere d’arte pittoriche, sarà più che sufficiente per esprimere i vari concetti. L’estrapolazione sarà poi cosa veramente banale.

Come definire una meraviglia della Natura? Forse non è difficile: l’opera di secondi, ore, anni, milioni o miliardi di anni di lavoro incessante di forze gigantesche o appena percettibili, in grado di plasmare, modellare, modificare e creare un risultato che colpisca in modo violento i nostri sensi. E’ meraviglia della Natura un deserto sabbioso, le rocce rosso sangue dello Utah, i fondali delle barriere coralline, una catena montuosa di picchi irti e taglienti o coperta da ghiacciai, e chi più ne ha più ne metta. E’ opera d’arte naturale anche la Terra, la Luna, Giove, una cometa, una stella qualsiasi, una galassia e via dicendo. Colpiscono il nostro corpo e la nostra mente procurando sensazioni estreme e difficilmente gestibili, a volte appassionanti e voluttuose, a volte raccapriccianti e terribili.

Pensate a un tramonto davanti all’Everest per un amante della montagna o alle stalattiti e stalagmiti di una profonda caverna per un claustrofobico. Ciò che per uno è piacere immenso, per un altro può essere terrore allo stato puro. La Natura è così. Lei crea senza pensare alle nostre reazioni. Noi non possiamo nemmeno sfiorare le sue regole e i suoi ritmi. Tuttavia, il più delle volte, è insuperabile negli effetti speciali!

Possiamo allora giudicarla con il metro umano? Direi proprio di no! Non possiamo certo dire, in modo oggettivo, che la Terra sia più bella di Giove, o che l’Everest sia più bello delle Dolomiti, o che una galassia ellittica sia più bella di una a spirale. Tutto ciò che possiamo fare è esprimere un giudizio del tutto soggettivo, intimo, personale: “Mi affascina di più un pianeta gassoso; preferisco le rocce pallide e impervie ai ghiacciai eterni; mi commuovo di più di fronte alla regolarità di una galassia vecchia e stanca.” Qualcuno ha mai pensato di stilare una classifica delle meraviglie della Natura? Forse sì, ma è stata opera di puro “marketing”, tanto per vendere qualche copia in più delle solite bellissimi immagini che si trovano ovunque. Non esiste e non può esistere un metodo per giudicare l’opera dell’Universo. Si possono comprendere, spiegare, studiare, analizzare, datare le sue meraviglie, attraverso studi complessi e lunghi, ma non certo valutarle. La mente umana di fronte a qualcosa di gran lunga superiore a lei può solo ammirare o spaventarsi. Non possiede una qualsiasi bilancia oggettivo di giudizio.

Veniamo ora alle opere d’arte pittoriche. Qui la cosa cambia completamente aspetto. Esse sono frutto del pensiero e dei sentimenti umani. Ne consegue che chi ha voglia di capirle può farlo. Purtroppo, però, ciò che sembrerebbe facile diventa ancora più difficile. E’ più ovvio sentire la commozione sensoriale di fronte allo spettacolo del Grand Canyon, che non di fronte a un capolavoro dell’arte umana. La prova di ciò si ha proprio analizzando, ad esempio, l’opera più celebre dell’arte pittorica mondiale: La Gioconda di Leonardo da Vinci.

Posso assicurarvi che se il genio toscano sentisse i commenti dei milioni e milioni di ammiratori, li prenderebbe quasi tutti a calci nel sedere. Quanti, sinceramente abbagliati, mormorano: “Accidenti, sembra muoversi!”, oppure: “Guarda come sono perfette le mani!” o ancora: “Ma sarà davvero una donna?” o, infine: “Sembra una fotografia”. E via dicendo. Mi spiace per loro, ma non hanno capito assolutamente niente della Gioconda. Non è una foto, è l’espressione più alta del pensiero umano che scava nel profondo dell’animo e della Natura che lo circonda. La sua grandezza è nella perfetta rappresentazione del Creato che prende coscienza di sé e si trasforma in un’entità dalle parvenze umane: una donna che scaturisce dalla fusione e sintesi di tutto ciò che è Natura. Da lì il celebre sorriso, dovuto alla consapevolezza di essere riusciti a compiere un passo esaltante e universale.

Insomma, per capire un capolavoro, bisogna studiarlo, analizzarlo, cercare di comprendere lo spirito e l’ideale dell’artista, il periodo storico e sociale, la cultura, la geometria, la matematica, l’estetica e via dicendo. Solo con una grande preparazione si potrà veramente gioire dei limiti eccezionali a cui può arrivare il cervello umano. La figura di Monna Lisa poteva essere un cubo, un triangolo, una nuvola, una stella e sarebbe stata lo stesso un capolavoro se compresa nelle sue più intime vibrazioni intellettuali ed etiche. La rappresentazione esteriore è frutto del periodo storico, della tecnica utilizzata, delle necessità sociali, ecc., ecc., la grandezza dell’opera è invece solo frutto del genio dell’Uomo (con la U maiuscola).

D’altra parte, quanti “immaturi” ammiratori della Gioconda fanno un segno di velato disprezzo di fronte ai dipinti di Picasso, di Braque o di Matisse? Eppure, anche le loro opere sono sublimi. Così come lo sono le figure tutte uguali e ripetitive di Piero della Francesca quando compongono e risolvono un teorema di pura matematica e geometria. O l’apparente ingenuità delle linee morbide e robuste di Giotto. O addirittura le movenze stilizzate e sinuose degli affreschi preistorici delle grotte di Altamira.

Qualunque sia l’epoca, la tecnica, la situazione storica, un vero capolavoro necessita di uno sforzo culturale per essere compreso. Capire l’arte dell’uomo è quindi studio profondo di innumerevoli scienze e solo dopo fatiche e difficoltà potrà essere compreso e anche GIUDICATO. Sì, in questo caso, può anche essere giudicato (non certo con aridi voti o punteggi) dopo un esame accurato e sensibile di tutte le sue componenti. Bisogna studiare a lungo, molto a lungo, e non solo guardare centinaia o migliaia di opere pittoriche. Non basta l’esperienza visiva, ma uno sforzo mentale profondo. E non parlo certo dei “tuttologi” e dei critici artistici di oggi (non faccio nomi, ma molti mi capiranno) che impazzano in televisione. Io parlo dei veri esperti, quali Longhi, Venturi, Berenson e molti altri.

Attenzione, inoltre, a non confondere l’artigianato, anche se di pregio, con l’arte. Il primo è opera mirabile, ma legata puramente alla tecnica operativa, la seconda è espressione compiuta di un ideale teorico reso pratico attraverso una manualità più o meno compiuta. E poco importa, in fondo. Basta pensare a Michelangelo e alla sua tecnica del “non finito”. Quando l’essenza era uscita allo scoperto che senso aveva rifinirla e renderla -apparentemente- completa e comprensibile?

Ricapitolando. Ho cercato, da un lato, di dimostrare che le opere della Natura NON possono essere giudicate dall’uomo, ma solo ammirate o temute. Dall’altro, ho invece tentato di provare che le opere del genio umano non sono solo comprensibili, ma anche VALUTABILI oggettivamente in termine di pregio, proprio perché sono frutto del cervello che tutti abbiamo (più o meno utilizzato che sia, ovviamente). Ricordo un semplice metodo per far capire, a chi di arte non ne ha mai masticata molto, se un certo quadro è una “crosta” o meritevole di una più attenta analisi. Bisogna guardare -se esiste- un brano di cielo nel dipinto. Se sembra che venga verso di noi ed esca dal quadro, lasciamo correre e guardiamo altrove. Se invece sprofonda e sembra allontanarsi, diamogli un’occhiata più attenta, chissà mai… Non è questione di tecnica questa differenza, ma di impostazione geometrica complessiva, di distribuzione dei pieni e dei vuoti e di cento altre cose che compongono la preparazione logica e razionale dell’insieme.

Non è però un peccato dire, da parte di chi ha compreso l’arte vera: “Preferisco la sintetica potenza di Masaccio alla carnosità dirompente di Rubens; amo la semplice linearità di Giotto piuttosto che la pomposità di un Tiziano; preferisco la geometria a più dimensioni di Picasso che l’esplosione coloristica di Renoir.” Questa è la parte SOGGETTIVA, intima, personale che deve esistere sempre e comunque. Ed è equivalente a quella che si riversa verso le opere della Natura.

Veniamo finalmente al vino. Forse avrete già capito che esso si colloca proprio nel mezzo. Nasce attraverso alcuni degli innumerevoli miracoli della Natura, quali la fermentazione alcolica, la maturazione dell’uva, la geologia e il clima del territorio, ma poi, per giungere a compimento, ha bisogno della mano dell’uomo, della sua passione, del suo amore, della sua fatica e della sua intelligenza. Il prodotto finale può sicuramente piacere o non piacere (valutazione soggettiva), ma può essere anche giudicato in modo oggettivo?

La prima parte ci direbbe senz’altro di NO. Possiamo solo ammirarlo, degustarlo, commentarlo a seconda della nostra essenza più intima e dello stato d’animo che abbiamo al momento del contatto diretto. La seconda parte ci indurrebbe a dire di SI’, in quanto è opera del genio umano e della sua espressività.

Tuttavia, anche se ci lasciassimo portare verso quest’ultima soluzione, dobbiamo essere molto attenti e critici con noi stessi. Quanto abbiamo studiato le vicende storiche e culturali, le condizioni del clima e del territorio, l’animo più profondo del viticultore, i suoi ideali, la tecnica matematica e geometrica di cura delle viti e del suolo, la capacità di donare ai lieviti il frutto migliore? Penso ben poco. Trascuriamo ovviamente le motivazioni economiche che sono sempre esistite sia ai tempi di Leonardo che oggi.

Inoltre, il legame tra meraviglia naturale e intelletto e fatica umana è troppo stretto per romperlo. Non basta avere assaggiato molti vini per comprendere l’opera d’arte umana e non si può nemmeno studiare solo la scienza che sta dietro ai processi metabolici e chimici per sentirsi autorizzati a un giudizio oggettivo. No, il vino è qualcosa di diverso da un opera d’arte, dato che galleggia a metà strada tra meraviglia della Natura (non giudicabile) e opera somma dell’uomo (giudicabile, ma solo dopo profondo e attento studio di molteplici variabili concrete e mentali, che ben pochi mostrano di avere mai eseguito).

I giudizi che piovono frequenti dal mondo che circonda il vino e che parla, scrive e giudica sono “per definizione” masturbazioni innaturali e assurde. Il vino va apprezzato e giudicato soggettivamente secondo metri variabili, personali, ambientali, storici e via dicendo. Altrimenti cadremo banalmente nel “gossip” che tanto ci assedia al giorno d’oggi.

Vi è poi una controprova che non lascia  dubbi. Le opere d’arte dell’uomo sono GIUDICATE capolavori (quando lo sono) da TUTTI i critici veri, preparati, che hanno passato una vita a studiare e ad analizzare le varie sfaccettature. Il vino no! A parte quei pochi che DEVONO essere sempre valutati come eccellenti (è meglio non uscire dal coro…) e che sono osannati come il turista medio ammira la Gioconda (capendoci ben poco, ma è meglio non fare figuracce), per gli altri le valutazioni dei vari esperti differiscono in modo abnorme: quello che è una “crosta” per uno, diventa opera eccelsa per un altro. I casi allora sono due: o il vino è solo meraviglia della Natura e allora è assurdo giudicarlo OGGETTIVAMENTE e chi lo fa esprime solo  giudizii SOGGETTIVI che hanno la stessa medesima importanza di quelli espressi da qualsiasi appassionato. Oppure, i critici non sono all’altezza di esprimere valutazioni perchè non hanno studiato tutto ciò che vi è dietro al vino, cominciando dalla scienza fino a finire con lo spirito dell’uomo che lo ha accompagnato fino alla bottiglia. Non si può scappare da questa doppia possibilità.

In ogni modo, ne risulta un mondo  finto e pressapochista che circonda e assedia il vino al pari di avvoltoi in attesa dei resti del pasto dei leoni. Un mondo che  non ha alcuna utilità e nessuna validità. Ben diverso sarebbe esprimere attraverso l’ esperienza e lo studio i processi legati al vino e le storie di lavoro e di fatica che li accompagnano e non ripetere all’infinito frasi fatte e imparate a memoria. Racconti, sensazioni, cultura e non numeri, stelle, bicchieri, sferette o voli poetici. E non diciamo che la “gente ” vuole questo! E’ come dire che la “gente” vuole il Grande Fratello e l’Isola dei Famosi. State tranquilli che se non l’avessimo rimbecillita di continuo, tornerebbe volentieri alle commedie tetrali, alla musica, alla comicità vera e non solo a quella da caserma.

Per sintetizzare questo lungo e forse noioso e inutile articolo, voglio citare le parole di un premio Nobel per la fisica del secolo scorso, forse la più grande mente dopo Einstein, proprio riguardo al vino e alla Natura. Forse potrà far riflettere i critici, gli “esperti” e tutta una costruzione molto simile a un debole castello di carte in balia di un vento travolgente…

Un poeta una volta disse: “L’intero Universo è in un bicchiere di vino”. E’ proprio vero che se guardiamo un bicchiere di vino abbastanza da vicino vediamo l’intero Universo. Ci sono le cose della Fisica: il liquido in agitazione che evapora a seconda del vento e del tempo, la riflessione della luce nel bicchiere. Il bicchiere di vetro è un distillato delle rocce della Terra, e nella sua composizione vediamo i segreti legati all’età dell’Universo, e dell’evoluzione delle stelle.

Che strana combinazione di composti chimici ci sono nel vino? Da dove vengono? Ci sono i fermenti, gli enzimi, i reagenti e i prodotti. Nel vino si trova una grande verità generale: tutta la vita è fermentazione. Se le nostre piccole menti, per qualche convenienza, dividono questo bicchiere di vino, questo universo, in parti – fisica, biologia, geologia, astronomia, psicologia, e così via – ricordatevi che la Natura questo non lo sa! Quindi rimettiamo tutto insieme di nuovo, senza dimenticarci in definitiva che cos’è. Concediamoci anche un altro piacere finale: beviamolo e dimentichiamoci di tutto!

Richard Feynman (1918-1988)

Premio Nobel per la Fisica nel 1965

10 Comments

  • Lamberto ha detto:

    Ho letto con attenzione l’articolo di Vincenzo sempre presente con idee e questioni che stimolano la nostra intelligenza. Definire un vino un’opera d’arte forse è fuori luogo , considerando quanti e quali tecniche si mettono in atto per poter arrivare a certe eccellenze sicuramente lo avvicina ad un prodotto di altissimo artigianato. La produzione di un grande vino richiede oltre che il sapere anche il saper fare e questo a molto a che fare con l’arte, o almeno con alcune arti. E’ vero che la natura ci mette molto del suo ma è anche vero come diceva Pasteur che il prodotto finale della fermentazione dell’uva è l’aceto non il vino e in questo divario ci sta tutta l’opera dell’uomo.

  • Franco Santini ha detto:

    Bellissimo articolo, Vincenzo. Complimenti!

  • enzo ha detto:

    grazie Franco!
    detto da te è un complimento che mi che mi tocca nel profondo. Come dal mio pensiero profondo ho cercato di far nascere le idee espresse nell’aricolo.

  • filippo ha detto:

    mi permetti di postarlo con l’idea che lo leggano più persone possibile……il mondo del vino ne ha davvero bisogno

  • enzo ha detto:

    caro Filippo,
    innanzitutto ti ringrazio e poi usalo come vuoi e quanto vuoi: il suo scopo è proprio quello di far pensare…
    ciao e grazie
    Enzo

  • Mario ha detto:

    Interessante Ragionamento.
    Il suo interesse è dato, dal mio punto di vista, da fatto che pone nuovamente delle domande al dibattito sul significato e/o valore che il vino (come risultato – trasformato – “della mano dell’uomo, della sua passione, del suo amore, della sua fatica e della sua intelligenza”) sembrerebbe esprimere.

    Le domande…la solita da sempre (o almeno da quando ho iniziato a ragionare sulle questioni dell’enogastronomia)

    Caro Vincenzo, vista la qualità del tuo articolare, mi piacerebbe confrontare i risultati della mia decennale ricerca prodotta sulle questioni relative all’arte in generale con te. Ciò mi permetterebbe di comprendere se la strada che allora imboccai è strada giusta o sbagliata.

    Per questo motivo, qualora fossi interessato, ti lascio la mia email: tempomoderno@libero.it.
    Mi piacerebbe infatti poterti inviare alcune riflessioni relative alle domande di cui sopra.

    Mario

  • enzo ha detto:

    caro Mario,
    ho risposto sulla tua e-mail. Ovviamente mi farà molto piacere ricevere le tue rflessioni!!
    a presto
    Enzo

  • Mario ha detto:

    Il punto di vista di alcuni sui risultati – una parte – della mia ricerca
    “…Le nuove categorie* di analisi sono comprese in una pedagogia […], che cerca di rendere condivise e oggettive certe capacità di riconoscimento percettivo ritenute da sempre soggettive o ineffabili, in maniera analoga a ciò che, nell’ambito pittorico, propose […] col suo testo […], finalizzato a comprendere e normalizzare le forme astratte in una vera e propria scienza dell’arte…”

    Mario

    * il testo si riferisce all’insieme delle ragioni che hanno strutturato la ricerca sulla pedagogia. Tale pedagogia è riferibile all’arte? Non so, mi piacerebbe discuterne

  • Mario ha detto:

    la pedagogia di cui si analizzano le ragioni è quella alimentare
    scusate
    mario

  • Mario ha detto:

    Caro enzo,
    scusami per il ritardo…
    Sto definedo gli ultimi dettagli prima dell’invio delle mie ragioni sotto forma di libro.
    La sperimentazione delle criticità dei nostri territori era comunque necessaria
    A presto
    Grazie

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